Assoraider, Associazione Italiana di Scautismo raider

…..[“Te l’avevo detto che sarebbe stata l’ultima mia caccia”, ansimò Akela, “E’ stata una buona caccia. E per te, Fratellino?”. “Sono vivo e ne ho uccisi molti”. “Bene così. Io muoio e vorrei… vorrei morire vicino a te, Fratellino”. Mowgli si prese sulle ginocchia la testa orribilmente straziata e con le braccia cinse il collo dilaniato. “Molti anni sono passati dai tempi di Shere Khan e di un Cucciolo d’Uomo che si rotolava nudo nella polvere”. “No, no, io sono un Lupo. Ho la stessa pelle del Popolo Libero”, gemette Mowgli, “Non ho voluto io nascere uomo”. “Sei un uomo, Fratellino, lupacchiotto mio prediletto. Tu sei proprio un uomo, o altrimenti il Branco sarebbe scappato dinanzi ai Dhole. Ti devo la vita e oggi tu hai salvato il Branco, così come una volta io salvai te. Te ne sei dimenticato? Tutti i debiti sono pagati, ora. Va’ dalla tua gente. Te lo ripeto, luce dei miei occhi, questa caccia è finita. Torna al tuo popolo”. “Non me ne andrò mai. Caccerò da solo nella Giungla. L’ho detto”. “Dopo l’estate vengono le Piogge, e dopo le Piogge la primavera. Torna di tua volontà, prima d’esserci costretto”. “Chi mi costringerà?”. “Mowgli farà forza su Mowgli. Torna alla tua gente, torna dall’Uomo“. “Quando Mowgli forzerà Mowgli, allora me ne andrò”, rispose Mowgli. “Non ho più altro per te”, disse Akela. “Fratellino, puoi sollevarmi sulle zampe? Anch’io sono stato Capo del Popolo Libero”. Con estrema precauzione e dolcezza Mowgli, spostati i corpi morti da un lato, sollevò Akela sulle sue zampe, cingendolo con le braccia; il Lupo Solitario fece un profondo respiro e intonò il Canto della Morte, che il capo del Branco canta quando sta per morire. Il canto si fece a mano a mano più forte, e si levò sempre più in alto echeggiando di là oltre il fiume, finché arrivò al «Buona caccia!» finale; allora Akela si scosse un attimo da Mowgli e, balzando nell’aria, ricadde morto nella sua ultima e fatale battuta di caccia. Mowgli sedette con il capo sulle ginocchia, incurante di ogni altra,cosa, mentre gli ultimi dhole in fuga venivano raggiunti a abbattuti dalle implacabili lahini…..    …… Mowgli rimase seduto per tutto quel tempo, fino alla gelida brezza dell’alba, quando il rosso e umido muso di Phao si posò fra le mani e Mowgli si trasse indietro per mostrargli il macilento corpo di Akela. “Buona caccia!”, disse Phao, come se Akela fosse ancora vivo, e poi, rivolto agli altri da sopra la spalla ferita: “Ululate, cani! Un lupo è morto questa notte!”. Ma di tutto il Branco di duecento dhole bellicosi, che si vantavano che tutte le Giungle erano loro e che nessun essere vivente osava affrontarli, non uno ritornò nel Dekkan a raccontare cos’era successo]….  (dal racconto i cani rossi de il libro della Giungla, Rudyard Kipling )

 

La Branca Lupi oggi ricorda, con un suo meraviglioso scritto, il Centrale (periodo 1980-1983), Franco Munaretto, che in data 20 settembre 2017 è tornato alla casa del padre.

Ciao Franco , Buona Caccia !!!

 

IL MISTERO AKELA

 

Era il tardo pomeriggio di una fredda giornata, …questa l’ho già sentita dirà qualcuno, ma questa non è la storia che certamente almeno una volta vi hanno raccontato, dunque… il sole era tramontato da un po’ quando, improvvisamente, nel folto della Giungla dove la luce filtrava a stento anche nelle giornate più luminose, senza alcun preavviso, un grosso albero, vecchio e ricoperto con gli anni dal muschio crollò fragorosamente trascinando con sé un groviglio di liane e facendo rumorosamente alzare in volo un nugolo di uccelli che lì avevano il nido.

In una tana non molto distante un giovane cucciolo sprofondato in un profondo sonno si svegliò spaventato mettendo in agitazione anche i suoi fratellini e in un attimo tutti si

misero a strepitare e quasi iniziarono a scatenarsi in rumorose zuffe ed assalti reciproci come solitamente facevano durante la giornata; la loro mamma dallo sguardo dolce e profondo cominciò a tranquillizzarli e con voce calma, ma ferma disse :

<<Calma, Calmatevi siamo al sicuro qui, la tana è bella profonda e nessun pericolo può raggiungerci. Fate silenzio o sveglierete tutti i cuccioli del Branco mettendo in subbuglio tutte le tane! >>

In un attimo, anche con alcune leccatine affettuose tutto si placò e nella tana tornò il silenzio.

Dopo un po’ il primo cucciolo, ormai sveglio si guardò attorno poi fissò sua madre:

<<Mamma da quanto tempo c’è il Branco>> domandò.

<< Di preciso non so dirvelo,ma prima che io ci fossi c’era e prima che nascessero i miei genitori il Branco prosperava numeroso al punto che molti e molti cuccioli da un pezzo già erano diventati lupi tanto che dei primi si era perso il ricordo.>>

Ci fu di nuovo silenzio, ma dopo un po’ il cucciolo rialzò la sua grigia testolina, guardò mamma e chiese:

<<E chi guidava il Branco allora? >>

La lupa attese un attimo, come se quella domanda la cogliesse alla sprovvista, poi

sapendo che dopo avrebbe ricevuto altre domande cui neppure lei sapeva dare una risposta precisa disse :

<<Per quel che ne so a quel tempo era AKELA, si chiamava AKELA ! >>

Qui ci furono più voci che chiedevano:

<<Ma come è possibile?>>cominciò una

<<Ma quanti anni ha?>>chiese un’altra

<<Non sarà troppo stanco a guidare sempre i lupi? >> domandò un terzo lupetto.

Ci fu un altro momento di silenzio, poi cercando di farsi ben comprendere la madre iniziò a raccontare.

<<Ci sono tante storie che si narrano, ma pare che AKELA ci sia sempre stato, stranamente si parla di lui come fosse un maschio ed altre volte, invece, femmina; qualcuno dice che era giovane, altri che era vecchio; c’è chi giura fosse magro e chi no, ed anche il colore del suo pelo e la sua lunghezza hanno più di una versione e la storia più fantasiosa era che si trasformasse di tanto in tanto. Io non so dirvi di più, ma ora è tempo di riposare,tornate a dormire! >> E la voce  questa volta era perentoria e non ammetteva repliche. Non passò molto tempo che il silenzio tornò ed essere il padrone della tana, tutti dormivano anche la mamma finalmente si appisolò e tutto era tornato calmo e tranquillo.

Fuori una leggera brezza si era alzata ad accarezzare le chiome degli alberi, la luna era spuntata ed uno strano biancore si spargeva tutt’attorno generando luci ed ombre che assieme agli alti cespugli ondeggianti creavano un aspetto magico e misterioso.

Nessun rumore turbava questa quiete perfetta, ma il cucciolo curioso dopo aver finto di dormire come gli altri fratelli non riusciva a farsi bastare le risposte di sua madre,doveva, voleva saperne di più e adesso non poteva a fare altre domande, poi ad un tratto gli sembrò che qualcosa o qualcuno lo chiamasse da fuori la tana, riaprì gli occhi tese le orecchie si guardò in giro e cercò di ascoltare anche il sussurro più lontano.

Suo padre ed il Branco erano in caccia distante da lì,quindi loro non erano così vicino,ma lui era proprio curioso di scoprire cosa ci fosse che lo richiamava.

In un caldo pomeriggio il papà gli aveva insegnato, dopo averlo portato fra le alte erbe, come attaccare una preda senza farsi scoprire e così, senza far rumore e muovendosi come un ombra,pian piano sgattaiolò fuori dalla tana.

Appena fuori l’aria fresca e la luce notturna incutevano un po’ di paura, ma si fece coraggio e si guardò attorno. Al limitare della folta boscaglia che era a poca distanza dalla tana pareva ci fosse

qualcosa in movimento così, sempre guardingo, proseguì verso una piccola radura che,complice la luce lunare, sembrava una sala illuminata. Non appena giunse lì si trovò davanti un numeroso gruppo di lupi arrivati da chissà dove, vi erano sia maschi che femmine, alcuni erano più vecchi, altri più giovani alcuni avevano il pelo lungo e scuro,altri no,e tutti se ne stavano silenziosi e pareva lo stessero attendendo.

<<Domando scusa,ma non vi ho mai visto prima, disse con voce garbata. Chi siete e cosa fate sul territorio del nostro Branco?>>

<< AKELA >> risposero in coro tutti,poi uno aggiunse:<<Questo è il territorio del NOSTRO BRANCO del quale anche tu fai parte, ti stavamo aspettando.>>

<< Vedi, disse il più anziano,prima ancora che il piccolo lupo potesse fare domande, il mistero di AKELA è molto semplice: tutti noi nel tempo siamo stati AKELA e, anche se diversi uno dall’altro,anche se i nostri Branchi parevano non somigliarsi, abbiamo in comune che il BRANCO era sempre quello, anche se i Lupetti che lo formavano erano differenti, e soprattutto tutti noi,insieme agli altri Vecchi Lupi ,abbiamo sempre amato i nostri Lupetti ed eravamo fieri di vederli crescere e diventare sempre più in gamba; pensa io stesso ho avuto la fortuna di avere dei Vecchi Lupi che una volta erano miei Lupetti, qualcuno poi è diventato Capo Branco dopo di me e so anche di altri Lupetti diventati AKELA; chissà un domani potrebbe capitare anche a te.>> Così dicendo il vecchio AKELA si girò di lato, raccolse qualcosa da dietro un cespuglio che appoggiò a terra davanti al giovane lupo che per tutto il tempo aveva seguito i movimenti con lo sguardo.

<< Questo è per te!  >> disse. Quando il cucciolo,sbalordito, rialzò il muso … la ruvida lingua della mamma lo stava svegliando,i fratellini già ruzzolavano uno sull’altro e, dall’imboccatura della tana, si vedeva la luminosa luce del sole, ma accanto a se c’era…il regalo di AKELA.

 

Franco Munaretto per i 40 ANNI DEL BRANCO MOWHA UD 7

 

 

 

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