Assoraider, Associazione Italiana di Scautismo raider

L’arrivo alla baita è faticoso. La salita è dura, la montagna non fa sconti a nessuno, e anche la facilitazione della pista che arriva sino all’alpeggio non risparmia dalle notevoli difficoltà logistiche della presenza di un nutrito gruppo di Raider. Alla baita de “le Biuse” si arriva solo a piedi. Tramite un sentiero su un ripido strapiombo lungo il quale occorre trasportare tutto il necessario: lo zaino, i viveri, il materiale necessario. All’arrivo, però, la vista, i rumori, le sensazioni e, soprattutto, la gratificazione del primo obiettivo raggiunto ripagano delle fatiche sopportate e portano in una dimensione lontana dagli affanni della vita di tutti i giorni con una sensazione di grande pace interiore. Quando la baita si riempie di ragazzi, di giovani Raider, arriva una massiccia iniezione di entusiasmo che rende il clima piacevole e scoppiettante. E allora si parte con l’intenso programma.

La cerimonia di apertura è molto partecipata, ci sono i fratelli scaut della Fondazione Brownsea che ci parlano delle loro attività, della baita e dei programmi di sviluppo per le comunità africane che assistono. Consegnano a tutti i presenti un piccolo pensiero, distintivi e documentazione. Si congratulano con noi per aver scelto di collaborare ai lavori di sistemazione della baita, che sarà sempre disponibile per accogliere gruppi scaut a condizioni eque e garantite dalla comunità delle basi “no profit”. L’attività notturna riporta i Raider alla dimensione della competizione ma richiede l’applicazione di tecniche e conoscenze apprese durante il passaggio nelle Branche giovanili: orientamento e topografia, animazione e abilità, non senza degli spunti di riflessione che saranno richiamati nei momenti successivi. Col chiarore del mattino, seppure sotto un’intensa pioggia, si comincia con i lavori alla baita: si ordina e predispone la struttura, si procede con la preparazione del materiale di risulta che sarà selezionato ed utilizzato per la realizzazione dell’alzabandiera e si comincia a trasportare la legna che occorrerà per coloro che proseguiranno i lavori nel periodo invernale. L’alzabandiera è il nostro più grande contributo; realizzato su di un progetto originale di Marzot, sarà costituito da una struttura metallica incentrata su un cippo ligneo costituito da  numerosi tronchi su cui saranno affisse delle stringhe metalliche con su incisa la Legge Raider.

L’obiettivo è ambizioso, ma la progettazione dell’attività nei mesi precedenti, con lo studio delle tecniche e dei materiali più adeguati consentirà di raggiungere pienamente l’obiettivo, consentendo di lasciare la nostra migliore traccia per coloro che continueranno a passare alla baita. Il buonumore, nonostante il meteo sia plumbeo, la collaborazione ed il supporto tra i Raider scandisce il prosieguo dei lavori. L’entusiasmo è percettibile nell’aria e funge da stimolo a fare sempre meglio per tutti i presenti. Tutti contribuiscono per quanto possono alle attività programmate con profonda motivazione. Le serate alla baita trascorrono piacevolmente, attorno al fuoco o al camino, che scaldano il corpo e l’anima. Attorno al fuoco si canta, si chiacchiera in un clima di vero bivacco scaut, ma soprattutto è l’occasione giusta per confrontarsi sui valori a noi più cari: la Promessa, la Legge, il Motto, l’Impegno. Emergono curiosità e discussioni, che ripagano l’impegno profuso negli ultimi anni per la Branca e confortano sull’interesse dei ragazzi per il nostro Scautismo Raider.

Il tempo scorre veloce e si arriva alla cerimonia di chiusura. E’ particolarmente gratificante raggruppare tutti i presenti ai piedi del nostro alzabandiera, con indosso la maglietta dell’occasione, raffigurante il Pellicano del Cimone, che sicuramente gioirebbe guardare i “suoi” ragazzi. C’è tempo, dopo cena, per l’ultima chiacchierata attorno al fuoco, dove le parole di ringraziamento ai ragazzi si accompagnano ad una discussione sul “coraggio”. Il mio pensiero torna indietro di una decina di anni, quando da giovane Raider muovevo i primi ed incerti passi nella Branca. Non solo per riflettere o teorizzare, ma con il concreto desiderio di applicare quello in cui Marzot credeva, percependo il bisogno di continuare a formare me stesso, per entrare nella società civile da “uomo libero”. Con tanto coraggio, insieme a dei fantastici compagni di viaggio, abbiamo iniziato a lavorare con la Branca e per la Branca, proprio grazie ad una buona dose di quel coraggio. Coraggio di cambiare, per riportare l’attenzione sui ragazzi e l’indubbio beneficio che traggono dalla loro esperienza nella quarta Branca. Sentirli parlare, proprio di quel coraggio, riferendosi però alla propria esperienza scaut ed alla propria vita, nutre la speranza che d’ ora in avanti la Branca continuerà sulla propria strada, verso il consolidamento delle proprie attività, per il bene dei ragazzi e dell’Associazione, in nome di un’idea che, seppure al compimento dei suoi primi cinquant’anni, rimane la carta vincente del nostro Scautismo.

Vittorio

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