Assoraider, Associazione Italiana di Scautismo raider

Comunicare valore sociale.
Partecipazione al Convegno CNGEI del 16 Marzo 2013 in Milano
“C’è vita nell’universo?”
Questa è la tipica domanda che la zampa o il piede tenero pongono alla volta degli imbarazzati capi quando per la prima volta s’incrociano durante le attività scout con camiciotti di altro colore rispetto al proprio: verdi, azzurri, khaki ma d’una sfumatura diversa dalla nostra…
A questo proposito oltre ad una tirata d’orecchi al capo, è opportuno spiegare che esistono altre associazioni scout come il CNGEI, l’AGESCI, la FSE, la Federscout e moltissime altre.
Proprio il CNGEI (i nostri fratelli col camiciotto verde) festeggiano quest’anno il raggiungimento della bella età di 100 anni.
Tra le numerosissime iniziative organizzate quest’anno, Raid Risoluzione della sezione Milano 2 dell’ASSORAIDER ha partecipato all’iniziativa “Comunicare valore sociale. Nel tempo della crisi dei progetti educativi, l’esperienza dell’associazione scout CNGEI a cento anni dalla sua nascita” tenutasi il 16 marzo 2013 nel corso della fiera nazionale del consumo critico e degli stili di vita sostenibili “Fa’ la cosa giusta”.
Il convegno si è concentrato sulla tematica della meta-comunicazione educativa (comunicazione della comunicazione educativa) e dello scautismo, con chiara focalizzazione sull’esperienza CNGEI e dello scautismo internazionale, ma con interessantissime diversioni verso l’ambiente del volontariato naturalmente attiguo all’associazionismo scout.

Dopo il saluto introduttivo del Capo Scout CNGEI Paolo Fiora e della responsabile del progetto “Fa’ la cosa giusta” Chiara Cuzzola, è cominciata la prima sessione della tavola rotonda in cui è intervenuto Eduard Vallory, scout catalano, visiting scholar della New York University e autore di importanti pubblicazioni sul mondo scout.
Il suo discorso si è concentrato sulla natura fortemente dialettica dello scautismo visto come movimento e come associazione e sulla valenza intrinsecamente educativa del suo ambiente e del metodo. Ha cercato di rispondere a quesiti che ci siamo e ci hanno posto mille volte, come il “terrorizzante”: Cosa fate agli scout? Spiegando che dare una risposta è così complicato per la natura fortemente intuitiva dell’educazione scout, che è fondata su una trasmissione di valori e nozioni basata sull’esempio e sulla condivisione delle esperienze e pertanto difficilmente inquadrabile attraverso una semplicistica esposizione verbale delle attività, insomma – abbiamo concluso noi ascoltatori – la migliore risposta rimane: “Vieni e vedi”.
Dopo di lui è stato il turno dello scout Claudio Cristiani, redattore di “Proposta Educativa” pubblicazione AGESCI indirizzata ai capi educatori, che ha – con acume e precisione – analizzato le criticità e i nodi strutturali della comunicazione e trasmissione dei valori.

Infine è stato il turno di Marco Lombardi scout CNGEI e professionista della comunicazione, che proprio attorno al tema della “comunicazione del movimento scout” impernia il suo intervento.
In un mondo in cui i competitor della comunicazione sono esplosi e si sono moltiplicati a dismisura, è importante notare come lo scautismo nasca con forti peculiarità comunicative, attraverso il simbolismo, mai vuoto e sempre associato a una forte base di contenuti che definisce la nostra identità, la condivisione delle esperienze e dei linguaggi anche nel proliferare della pluralità di associazioni, che trovano larghi punti di contatto attraverso la legge scaut, la promessa e i simboli, appunto, ecco quindi che appare più chiaro il distinguo tra movimento e associazioni, il primo offre un territorio valoriale e comunicativo comune e condiviso, mentre le associazioni hanno necessità di regole strutturali che definiscano ogni aspetto della convivenza e dell’agire comune, secolarizzando il movimento stesso, le reali differenze sono da ricercarsi quindi unicamente su un piano associativo e non nel movimento.
È proprio a questa matrice comune del movimento che è necessario lavorare e guardare, per non perdere di vista gli obiettivi. Le peculiarità di ogni associazione trovano senso e forza proprio se collocate all’interno di quel panorama comune definito dal movimento.
La scelta dello scautismo CNGEI è quella di uno scautismo laico, come è stato precisato, oggi il CNGEI esce da un percorso in cui veniva confuso il concetto di laicità con l’assenza di identità, il laicismo è una scelta importante che va difesa e definita, ma soprattutto comunicata.
Non è più possibile dare per scontati i sistemi di valori o le peculiarità che ogni associazione offre ai propri scout. Se non si comunica si perde l’identità nel contesto contemporaneo, a nulla occorre mettere in campo attività ed iniziative senza darne comunicazione all’esterno, sarebbe una sciocchezza.
Guardando i percorsi degli ultimi dieci anni delle aziende, notiamo che si sono tutte ribrendizzate “green”, il valore del verde è diventato il valore sociale attorno a cui l’home page del sito internet dell’azienda e gli altri media vengono improntati, ogni azienda oggi deve fare i conti con la social responsability (responabilità sociale d’impresa), venduta come una grande novità, nella realtà, un enorme “balla” strategica per la maggior parte delle aziende, ma questi sono tutti concetti tipici proprio del mondo scout, non li abbiamo mai chiamati così, anzi forse non li abbiamo proprio mai chiamati. Eppure non ci stiamo rendendo conto di come il resto del mondo stia scoprendo solo oggi concetti a noi ormai più che chiari, che neppure abbiamo necessità di definire, dato il grado di radicamento nel nostro essere, ma allora perché non riusciamo a far passare il messaggio che di tali temi noi siamo maestri e rappresentiamo la risposta sociale a queste esigenze, meritiamo un attenzione molto maggiore di quella che ci viene tributata in tali ambiti, il mondo ci sta espropriando dei fondamenti del movimento scout, oggi le azienda fanno “formazione del gruppo” e “esperienze green”, ci stanno quindi portando via anche il metodo e non solo i valori? Nonostante questo abbiamo ancora dalla nostra più di cento anni di esperienza, si tratta di capire quindi come comunicare questo nostro primato, data l’attualità e l’interesse che la società ha per questi temi.
Quando si parla di comunicazione di valori ci si trova inevitabilmente davanti ad un problema, in quanto si ha la necessità di comunicare qualcosa di intangibile, si deve quindi fare attenzione a non confondere il significato con il significante, laddove i valori e le peculiarità rappresentano il significato, mentre la forma che assume la comunicazione di questi, può cambiare per modularsi in base al destinatario dell’informazione, la comunicazione, soprattutto oggi, ha un valore in se.
Comunicare lo scautismo o le associazioni che fanno scautismo sono cose diverse, da una parte significa comunicare il movimento, dall’altra comunicare le associazioni che storicizzano il movimento stesso e lo organizzano secondo regole e specificità, entrambe le cose sono legittime e necessarie, ma presuppongono strategie comunicative molto diverse.
Solo la coscienza di questo panorama variegato e complesso e la volontà di partecipare all’interno del contesto sociale possono permettere alle associazioni scout di porsi nel modo corretto e di comunicarsi efficacemente.

La seconda tavola rotonda vedeva protagonisti Eduardo Missoni, professore di International Institutions and NGOs presso l’Università Bocconi di Milano e Segretario Generale dell’Organizzazione Mondiale del Movimento Scout dal 2004 al 2007, che forte della sua lunga esperienza nelle istituzioni internazionali e della sua esperienza al vertice della più imponente organizzazione scout mondiale ha dato una personale interpretazione del panorama globale; Paolo Petracca, presidente ACLI provinciale di Milano, il quale – con le ovvie differenze dovute alle provenienze particolari – assieme a Emanuele Patti, presidente ARCI Milano, si è occupato di evidenziare le similitudini e le affinità tra associazioni di promozione sociale e scautismo, sottolineando l’importanza di una costruzione di reti tra questi mondi; infine Mariano Iadanza, commissario WOSM per la Federazione Italiana dello Scautismo, ha messo in rilievo come la funzione educativa svolta dagli educatori sia “accendere luci, non riempire sacchi” e delineato una visione organica. Attorno a questo asserto dell’educatrice e pedagogista Montessori (che tuttavia si ritrova già nelle teorie dell’insegnamento di Plutarco, storiografo greco vissuto a cavallo tra il I e il II sec. d.C.).

Il bel momento d’incontro realizzato dai fratelli del CNGEI è stato magistralmente orchestrato per offrire un arco di spunti di riflessione particolarmente sfaccettato attorno al tema della comunicazione del movimento scout, dei suoi valori e delle sue forme di attività, ponendo l’accento sulla difficoltà per il movimento di comunicare se stesso e i suoi contenuti, benché lo stesso, abbia un innata chiarezza dei propri contenuti e scopi.

Raid Risoluzione
Milano 2 – ASSORAIDER

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