Assoraider, Associazione Italiana di Scautismo raider

I ROVER: Cosa sono e cosa fanno

Traduzione da:

The Boy Scouts Association
25 Buckingham Palace Road, London, S.W.1.

PARTE II
COSA FANNO
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Introduzione
Il compito primario della Branca Rover è quello di continuare e completare l’educazione progressiva nel civismo data ai Lupetti, agli Esploratori e ai Senior Scout in un modo adatto all’età dei Rover. Di conseguenza, “cosa fanno” è quasi interamente collegato all’esecuzione di questo compito. La Branca Rover affronta il suo lavoro lungo le tracce messe giù dal Fondatore e che si sono dimostrate valide lungo gli anni. Grazie allo sviluppo di carattere, intelligenza, salute e abilità manuale, i Rover sono incoraggiati a intraprendere brillanti carriere, aiutati a prepararsi per le loro future responsabilità familiari e ad adattarsi per il servizio alla comunità. Soprattutto, essi sono assistiti per mettere in pratica i principi della Promessa e della Legge Scout nella vita di tutti i giorni, con la speranza che il loro esempio possa influire sugli altri con la magia dello Spirito Scout.
Tutta la formazione scout è continua e progressiva; la formazione Rover non è da meno. Il programma che è stato preparato e descritto sotto è pensato per occupare dai tre ai quattro anni del tempo libero di un Rover. Quindi, un Rover medio dovrebbe completare il suo percorso formativo al ventiduesimo anno, che gli permetterebbe fino ad altri due anni di restare in Compagnia mentre decide dove poter mettere in pratica il suo futuro servizio.

La formazione di un Novizio
L’obiettivo del periodo di prova di un Novizio non è soltanto quello di abituarlo al Roverismo.
Serve a fornirgli il tempo e l’opportunità di arricchire la sua educazione con quelle caratteristiche che deve possedere prima che egli possa essere investito come Rover. Queste sono di due tipi, pratiche e spirituali.
I requisiti pratici minimi sono indicati in Appendice I (Norma 266). La quantità di formazione di cui ha bisogno ovviamente varierà con il singolo Novizio. Laddove possibile, essa dovrebbe essere lasciata a uno o, preferibilmente, a due Garanti, che sono Rover incaricati dal Consiglio di Compagnia a tale scopo. Uno dovrebbe essere un Rover con quanta più esperienza possibile – ad esempio, uno che ha il Riconoscimento di B.P. – l’altro dovrebbe preferibilmente essere un amico del Novizio. Entrambi dovrebbero avere molto a cuore gli obiettivi del Roverismo e le tradizioni di Compagnia. Essere Garante di un Novizio non è solo un onore e una responsabilità, ma è una parte fondamentale, ad esempio, per la formazione propria del Rover nella leadership. Il Roverismo si affida a Garanti coscienziosi al fine di assicurare che solo dei candidati davvero accettabili, quelli che probabilmente possono trarre benefici dal Roverismo, possano andare avanti per diventare membri effettivi della Compagnia.
La formazione spirituale di un Novizio è meglio che venga lasciata al C.C. stesso, a meno che i Garanti non abbiano una certa esperienza e siano affidabili. I Garanti possono e dovrebbero essere d’aiuto indirettamente con la forza del loro esempio, dimostrando essi stessi come vivere la Promessa e la Legge Scout dal punto di vista di una persona adulta. Inoltre, essi dovrebbero appartenere a un culto religioso e frequentare le sue funzioni e, così facendo, essi imprimeranno nel Novizio l’idea che ciò è quello che ci si aspetta da tutti i membri del Movimento Scout.
Il C.C., quando aiuta il Novizio a prepararsi per la sua Presentazione, troverà di grande aiuto “Le Interpretazioni della Promessa e della Legge Scout” del Fondatore (cfr. Appendice IV); ma non poche volte c’è bisogno di molto di più. Se il C.C. si sente inadeguato a tale compito, non c’è alcun male nel cercare assistenza dal Cappellano del Gruppo, un Ministro del Culto o uno Scout con esperienza (se il Novizio non ha obiezioni a riguardo), ma consigli di questo tipo, sebbene di valore, non possono sollevare il C.C. dalla sua piena responsabilità nell’assicurare che, prima che un Novizio incominci la sua Veglia e proceda alla sua Investitura, la sua preparazione spirituale sia idonea.

La formazione di un Rover
Il Fondatore chiamava Roverismo “una Fratellanza di Aria Aperta e Servizio”. Questa affermazione è tanto vera oggi quanto lo era al momento in cui è stata detta per la prima volta. Da questa definizione di Roverismo vengono fuori i due principi più significativi sui quali è basata la formazione Rover. Essi sono:
a) la formazione Rover dovrebbe incorporare i segni distintivi dello Scoutismo – l’atmosfera e gli ideali Scout di carattere e stile;
b) la formazione Rover dovrebbe avere come ultimo scopo lo sviluppo di un individuo equilibrato, pronto e volenteroso di giocare il suo ruolo nella comunità appieno.
Il primo di questi principi accenna ai due segni distintivi dello Scoutismo. Apparirà che il primo di essi – l’atmosfera delle foreste – è ben messo in evidenza nella formazione del Rover, che è stata deliberatamente posta nell’ormai ben collaudato quadro dello Scoutismo, con le gioie che ne derivano dallo stare nella natura e nel praticare l’arte della natura; adattata ai bisogni dell’età del Rover e in grado di fornire vere opportunità per la pratica di abilità Scout avanzate, campismo, pionierismo, hiking, esplorazione e così via. Non c’è luogo migliore della Compagnia per attrarre le persone.
Ma un serio bisogno di prendere parte alle attività Scout è senza dubbio tutto ciò che basta, e qui veniamo alla seconda parte del primo principio: “la formazione Rover dovrebbe incorporare gli ideali Scout di carattere e stile”. La gioia delle attività Scout altro non è che “il segno esteriore visibile” di un Rover. Egli necessita anche di “una grazia spirituale interiore” che noi chiamiamo Spirito Scout – quegli ideali di carattere e stile che sono il segno di ogni vero Scout, e che hanno le loro fondamenta nella Promessa e nella Legge Scout. Acquisire lo Spirito Scout è un processo di graduale assorbimento piuttosto che un fatto di formazione specifica, ma è necessario assicurare che ogni attività di formazione sia diretta ad incoraggiare questo atteggiamento desiderabile verso la vita e, finché possibile, questo è stato fatto.
Veniamo ora al secondo principio su cui l’educazione Rover è basata, precisamente quello secondo cui essa dovrebbe avere come ultimo scopo lo sviluppo di un individuo equilibrato, pronto e volenteroso di giocare appieno il suo ruolo nella comunità – un uomo, così com’era, con una disposizione alla vita a 360 gradi.
La maggior parte degli uomini ha i suoi interessi particolari, alcune cose li attirano più di altre e vengono più facilmente. La tentazione è di applicarsi troppo nelle proprie occupazioni e di trascurare gli interessi meno importanti. Questo porta a uno sviluppo impari che noi vogliamo evitare. All’età di Rover c’è una grande consapevolezza delle possibilità della vita, un allargamento della visione, le cose sembrano aprirsi. Lasciata incontrollata, la probabilità di uno sviluppo sbagliato diventa molto alta.
rnLa nostra formazione di conseguenza mira a dar valore al Rover in Corpo, Mente e Spirito, in quell’ordine crescente di importanza. Corpo, Mente e Spirito sono indissolubilmente legati nella nostra natura: nessuno può essere trascurato senza danno per gli altri. Noi assistiamo un Rover nel suo sviluppo fisico da una “Formazione Pratica” comprensiva; il suo sviluppo psicologico è assistito da quello che noi chiamiamo “Formazione Collettiva”; mentre la sua formazione sistematica nel Dovere verso Dio lo aiuta ad espandere la sua vita spirituale. Proprio come Corpo, Mente e Spirito sono interdipendenti, così le varie parti dell’educazione del Rover si fondono e si rafforzano a vicenda. Ognuna viene sotto esaminata.

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FORMAZIONE PRATICA. La formazione pratica di un Rover – molta parte della quale è fatta sua responsabilità – è collegata con una serie di distintivi di competenza Rover, i cui requisiti sono presentati in Appendice V. Il programma formativo è pensato per soddisfare questi requisiti, che sono, così come erano, precisi obiettivi stabiliti per ogni Rover, ognuno avente l’incentivo della conquista di un distintivo: il tutto culmina con il Riconoscimento di B.-P. I distintivi di merito sono tradizionali nel Roverismo, anche se per molto tempo non sono stati presi in considerazione. Furono reintrodotti nella forma attuale nel 1956 come parte del corrente schema della Formazione Pratica, e i Rover sono incoraggiati a guadagnarseli e indossarli. Allo stesso tempo, dovrebbe essere tenuto a mente che, mentre questi distintivi hanno il loro proprio valore intrinseco, ancora più importante è il lavoro e la perseveranza che la loro conquista implica, e la conoscenza e l’esperienza che ne vengono rafforzate. Così, più un Rover può essere persuaso ad afferrare dalla progressione per il suo bene piuttosto che per i distintivi a cui essa conduce, più grande sarà il beneficio ultimo che a lui ne deriverà come individuo.
La formazione pratica ha quattro facciate – formazione in Scoutismo, formazione attraverso Missioni, completamento di un Progetto scelto, e formazione al Servizio verso gli Altri. Esse possono essere affrontate nell’ordine che meglio si adatta al Rover in questione. La formazione pratica di un Rover è pensata per incoraggiare il tipo di ragazzo, che probabilmente può trarre beneficio dal Roverismo, ad unirsi in Compagnia, ad assisterlo nell’acquisizione delle capacità su cui può basarsi il suo servizio futuro, a farlo crescere fisicamente. Ma, inoltre, è mirata allo sviluppo di certi attributi desiderabili del carattere. Così, l’educazione allo Scoutismo assicura che tutti i Rover conseguano uno standard competente per dotarsi per gli sviluppi esterni del Roverismo; e così contribuisce alla formazione del loro carattere, e li rende adatti a diventare istruttori e capi nello Scoutismo. Le Missioni forniscono un incentivo per lo spirito di avventura e sviluppano fiducia in se stessi, determinazione nelle iniziative e potere di leadership. Il completamento del Progetto instilla in un Rover le virtù di perseveranza, pazienza e fierezza dell’impresa realizzata.
L’obiettivo dell’educazione al Servizio è quello di influenzare il Rover a realizzare che, come membro della comunità, ha un obbligo verso gli altri e quello di far emergere le qualità di autodisciplina, tolleranza ed esempio personale. Sarà evidente che la Formazione Pratica del Rover fornisce molte opportunità per realizzare la Formazione Collettiva, e per darle un certo significato; inoltre, enfatizzando il Servizio verso gli altri e portando il Rover verso un contatto intimo con le meraviglie e le bellezze della Natura, essa non ha fatto altro che preparare il prossimo stadio, che è quello del Dovere verso Dio.

IL RICONOSCIMENTO DI B.-P. Il coronamento della Formazione Pratica di un Rover è il Riconoscimento di B.-P. Ulteriori dettagli sono dati in Appendice V (Norma 552). Si noti che la sola preparazione tecnica non basta a qualificarsi per il Riconoscimento di B.-P.; inoltre, il Rover deve avere impostato, secondo l’opinione del P.C.S., del C.C e della Compagnia, una condotta personale basata sullo Scoutismo e deve mettere in pratica il motto “Servire”. Le loro opinioni devono essere confermate in un’intervista con il Commissario del Distretto, il cui accordo si rende necessario per l’assegnazione di un Riconoscimento di B.-P. Il Riconoscimento di B.-P è un distintivo, cucito sulla spallina sinistra dell’uniforme, che consiste in un monogramma del Fondatore – “B.-P.” – sormontato da una Corona. Questi distintivi sono forniti dalla Segreteria Distintivi, al solito modo. Con ogni distintivo c’è una cartolina prepagata che chiede alcuni dettagli del destinatario. Questi sono richiesti per l’assegnazione di un Certificato di Riconoscimento, firmato dal Capo Scout. Questo Certificato dovrebbe essere presentato dal Commissario del Distretto in persona, alla presenza della Compagnia del ricevente.
rnSono state avanzate proposte per quanto riguarda una forma di cerimonia standard, ma è stato deciso che è meglio lasciare il modo di presentare il Riconoscimento di B.-P. al giudizio del Commissario del Distretto, del C.C. e della Compagnia. Il Riconoscimento di B.-P. significa solo il completamento del percorso formale dell’educazione prestabilito per ogni Scout Rover. Di conseguenza, il grado di cerimoniale e il modo di presentare i Riconoscimenti di B.-P. sono stati lasciati al P.C.S, al C.C. e alla Compagnia, con la speranza che essi ne facciano un’occasione familiare informale, e tuttavia commisurata all’importanza del Riconoscimento di B.-P. e allo sforzo sostenuto che il suo guadagno comporta.
Conseguire il Riconoscimento di B.-P. è un grande onore. In comune con tutti gli altri onori, esso comporta responsabilità – addirittura responsabilità di maggiore attenzione nel modo di comportarsi e nell’essere un esempio più alto. Per sottolineare l’accettazione di queste nuove responsabilità, è appropriato chiedere al destinatario del Riconoscimento di B.-P. di rinnovare la sua Promessa Scout durante la cerimonia di presentazione.

IL RICONOSCIMENTO DEL DUCA DI EDIMBURGO. Il Rover sotto i 20 anni che si unisce alla Compagnia e che ha completato parte del Riconoscimento del Duca di Edimburgo, dovrebbe essere incoraggiato a portarlo a termine.

FORMAZIONE COLLETTIVA. La formazione collettiva – la Compagnia che lavora come un’unica entità per il bene dei suoi membri – adempie a tre funzioni. Aiuta ad allargare gli orizzonti dei Rover, mettendoli in contatto con interessi valevoli e duraturi. Poiché avviene in un’atmosfera di amicizia fraterna e mutua assistenza, aiuta a preparare i Rover per le loro future responsabilità come membri adulti della comunità. Essa è anche pensata per sviluppare lo spirito della Buona Azione Scout in un atteggiamento di prontezza impaziente e appassionata al Sevizio, nel senso più ampio della parola.
La Formazione Collettiva viene realizzata attraverso quello che è conosciuto come “Programma di Compagnia” – le attività formali della Compagnia nella sua totalità, distinte dalle attività individuali dei suoi membri, già descritte nelle “Formazione Pratica”. I programmi di Compagnia sono decisi e preparati in anticipo dal Consiglio di Compagnia (in una piccola Compagnia, dal C.C. e dai Rover).
L’intenzione è quella di sviluppare e favorire un interesse generale ampio nelle persone e negli affari pubblici, piuttosto che tentare di scavare profondamente nelle conoscenze specializzate.
L’approccio Rover tradizionale resta quello giusto: uscite programmate, visite, incontri fra Compagnie, ospiti, dibattiti e così via; così come buone azioni collettive e lavori programmati, organizzati e realizzati da tutta la Compagnia. Molte attività collettive si adattano bene con la Formazione Pratica – per esempio, un candidato al distintivo Progetto potrebbe relazionare i progressi di un’attività durante il corso di un normale programma di Compagnia – mentre altri, sia con le loro attitudini sia attraverso l’esempio di quelli che ne fanno parte, influenzano lo sviluppo della vita spirituale di un giovane Rover.

DOVERE VERSO DIO. È stato già detto che l’Educazione al Dovere verso Dio va, per la maggior parte, mano nella mano con la Formazione Pratica Collettiva. Nella maggior parte dei casi, essa dipende anche dalle fondamenta poste dagli altri, e anche nel Branco, nel Reparto e nel Noviziato. Il Roverismo dovrebbe essere rapido nel dare credito a coloro a cui ciò è davvero dovuto – non ultimi al Capo Branco o al Capo Reparto che hanno gettato i semi, sapendo che mai potrebbero vedere i frutti del loro lavoro.
rnEducare nel Dovere verso Dio è sia il più importante sia il più difficile dovere che un C.C. deve affrontare e anche uno che richiede un giudizio molto delicato. Importante forse come autoeducazione nello sviluppo spirituale, è follia nascondersi il fatto che molti Rover oggi sono completamente mancanti di radici spirituali, e non hanno alcun passato religioso. Essi non hanno nessuno da cui andare se si trovano a confrontarsi con un problema morale o cozzano contro quelle fasi di declino o sfogo religioso, così comuni nella prima età adulta. Qualcuno potrebbe essere capace di lottare con successo senza aiuto, ma il Rover medio ha bisogno, e ne è davvero grato, di simpatia e aiuto opportuni e pratici, anche se questo dovesse implicare provarlo sulla propria pelle – a volte un processo doloroso per entrambi.
Una educazione Rover nella Promessa e nella Legge Scout dovrebbe essere particolarmente rivolta a sviluppare una pratica sincera del suo Dovere verso Dio – fede in azione, non mero credere passivamente. Durante il suo periodo di prova come Novizio, il Rover dovrebbe aver accettato l’obbligo, in quanto Scout, di appartenere a qualche culto religioso e di frequentare le sue funzioni; di fare del suo meglio per dare un alto esempio personale ai Lupetti, agli Esploratori e ai Senior Scouts sempre, e di fare della Promessa e della Legge Scout una forza viva sia nella sua propria vita sia in quella altrui. Dalla sua Investitura, dovrebbe aver intensificato i suoi sforzi in queste direzioni. La semplice frequentazione della chiesa non è, ovviamente, abbastanza; come Rover, ci si aspetta che rivesti un ruolo attivo negli affari pubblici della sua chiesa, e di fare tutto ciò che può per capire e seguire le sue credenze e di metterle in pratica nella sua vita quotidiana.
È dovere del C.C. aiutare e favorire i suoi Rover nella loro progressione spirituale, come meglio può. In caso di seria difficoltà, se il Rover stesso è d’accordo, si può cercare l’assistenza di un Cappellano di Gruppo o di un Ministro della Religione. Un Rover potrebbe trovare di valore frequentare un corso “Dovere verso Dio”, e i C.C. dovrebbero, laddove sembri appropriato, suggerire questo passo. Deve comunque essere fatto capire che nessun corso, per quanto ben condotto, possa sostituire la comprensione simpatetica, l’esempio personale e la buona influenza di un C.C saggio, amichevole e timorato di Dio. Il Rover non ha ancora passato l’età dell’adorazione dell’eroe, e il C.C., che sta egli stesso provando a fare del suo meglio e gode dell’affetto e della confidenza dei suoi Rover, non deve avere paura se si sente inadeguato e non deve mai addurre a pretesto l’ignoranza o la diffidenza come scusa per negare il suo aiuto.

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“Servire” – il motto dei Rover

Il “Servizio” dei Rover deve essere considerato a parte, sebbene nei fatti esso sia già implicito in tutto ciò che un Rover fa. Il “Servizio verso il Prossimo” è un obbligo che permea tutto lo Scoutismo ed è il risultato naturale di tutta la formazione Scout. Iniziando con la Buona Azione del Lupetto, lentamente evolve attraverso il “Dovere di essere Utile” e l’“Aiuto verso gli altri” dell’Esploratore in forme sempre più elevate di sforzi, finché attraverso la formazione Rover esso raggiunge il suo compimento nel Servizio alla Comunità, che è lo scopo del Roverismo e il suo motto.
Non dobbiamo avere alcun dubbio riguardo a cosa il Movimento Scout e la Branca Rover in particolare vogliano dire con “Servizio alla Comunità”. È il Servizio alla Comunità che si stabilisce nella vita: per lavorare e giocare al meglio delle proprie capacità e volontà, non facendo distinzione nella qualità tra un lavoro per cui si è pagati e uno per cui non lo si è; per amare e rispettare i propri genitori e aiutarli se hanno bisogno; per educare una famiglia e far andare avanti la propria casa in modo felice ed efficiente; per stare sulle proprie gambe, cercando aiuto da nessuno se non da Dio.
È Servizio alla Comunità anche partecipare agli affari locali, pubblici o nazionali; prendere parte come volontario nella Difesa Civile, nel Primo Soccorso, come la Croce Rossa; fare il proprio dovere verso la Regina e il Paese nelle Forze Armate della Corona; e così via. A dire la verità, queste e molte altre forme di Servizio alla Comunità devono essere incoraggiate, e dovrebbero dimostrare alla fine di essere lo sbocco giusto per uno o l’altro Rover. Non meno importante – il Fondatore lo considerava davvero come uno dei più grandi, se non il più grande tra tutti – è il Servizio al Movimento Scout stesso e, proprio dal suo inizio, un obiettivo riconosciuto al Roverismo è stata la formazione per imparare a diventare Capo, e tale rimane oggi. Il Servizio ultimo di un Rover, qualunque forma esso prenda, dovrebbe essere l’espressione pratica del suo Dovere verso Dio e verso il Prossimo. Mentre è ancora in fase di formazione, egli deve ancora raggiungere quello stadio e non deve assolutamente trascurare il suo Dovere verso se stesso.
Concentrarsi sui propri bisogni e su quelli dei propri vicini e dei propri cari è in nessun senso un comportamento egoista all’età da Rover; invece, fare diversamente potrebbe essere dimenticare le proprie responsabilità o trascurarle volontariamente. La lealtà nel lavoro o a casa potrebbe precludere la maggior parte delle altre forme di Servizio per molti Rover, e sarebbe sbagliato permettere e, ancora peggio, incoraggiare un Rover a trascurare queste lealtà ovvie per abbandonarsi ad azioni specifiche di Servizio più attrattive nell’immediato. Ovviamente, noi desideriamo che la fiamma del servizio non egoista, così a lungo un punto di riferimento per il Roverismo, continui a brillare tanto, ma per i Rover il più grande sacrificio verso se stessi (“il sacrificio è il sale della del servizio”, diceva il Fondatore) potrebbe essere nel dare attenzione a doveri noiosi e monotoni piuttosto che a lavori e imprese spettacolari che danno gloria e apprezzamento.
Naturalmente la formazione al Servizio comporta l’esecuzione di lavori specifici, così che il Rover impari facendo. Ci si attende da ogni Rover un Servizio individuale e collettivo di qualche tipo come dato corrente. Comunque, l’enfasi dovrebbe essere data alla preparazione del compito, alla sua adeguata esecuzione e (non per ultimo) al suo completo smantellamento. Prendersi i meriti dovrebbe essere l’ultimo pensiero. Questo tipo di formazione pratica può e deve essere parte del normale programma di Compagnia; cioè, esso è un aspetto della Formazione Collettiva. In quanto tale, essa dovrebbe essere pianificata, organizzata e messa in pratica dal Consiglio di Compagnia. Il C.C. ha, comunque, il suo ruolo da giocare. Potrebbe nominarsi come “Capo dei Lavori” in veste non ufficiale (per prendere in prestito un termine da Toc H), e suggerire al Consiglio di Compagnia degli sbocchi idonei al Servizio. Ancora più importante, egli dovrebbe sfruttare il suo carisma per controllare il lavoro. La Compagnia deve resistere alla tentazione di ripartire incarichi precisi ai singoli Rover, prima che essi siano pronti a farli adeguatamente. Devono guardarsi dal sorvolare su una attenta preparazione ed esercitazione, necessarie se l’incarico deve davvero essere fatto bene. È compito del C.C. vedere che il Servizio stia procedendo sulla giusta strada e dissuadere i Rover dal prendere o scegliere finché non trovino i mestieri che più aggradano loro e le proprie ambizioni.
Francamente, è più difficile darsi ai piccoli mestieri ordinari che affrontare progetti più complessi; ma se devono essere raggiunti risultati duraturi, i Rover devono essere istruiti a intraprendere il lavoro subito e nel modo meno appariscente possibile, e ad appssionarsi ad esso non appena la prima ondata di entusiasmo sia andata via.
Come il Capo si sviluppa fisicamente, mentalmente e spiritualmente; come lui passa pian piano dal ricevere al dare; come il Dovere verso il Prossimo inizia a prendere il posto del Dovere verso Se stessi, così noi speriamo che nell’ideale del Servizio verso la Comunità il Rover possa trovare la vera felicità e il successo nella sua vita.

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